Wild at Heart
Love Story
Lula ha vent'anni, Sailor una giacca di pelle di serpente che esibisce come simbolo della propria individualità. Stanno già insieme quando la madre di lei gli manda contro un uomo col coltello a un ballo: Sailor lo uccide a mani nude. Scontata la pena, fuggono verso la California.
Tratto daWild at Heart: The Story of Sailor and LuladiBarry Gifford
Wild at Heart - Recensione
L'esperienza di picco del festival, insieme se vogliamo alla festa di chiusura che si rivela sempre molto divertente, è stata la visione in Piazza Grande di Wild at Heart di David Lynch, giovedì 6 agosto, seconda proiezione delle 23:50, dopo che la piazza si era già svuotata una prima volta. Era in programma come parte dell'omaggio a Isabella Rossellini, che ha ricevuto l'Excellence Award la sera dell'apertura e che nel film interpreta Perdita Durango; quella stessa mattina, alle 10:30, aveva incontrato il pubblico al Forum. Siccome l'avevo già visto almeno una volta, sapevo che mi sarebbe piaciuto molto. Sono arrivato in piazza nel settore davanti sulla sinistra, che uso solitamente per guardare i film in Piazza Grande senza che mi dia fastidio l'essere praticamente sotto lo schermo, e mi sono preparato a immergermi in questa botta di vita che è l'amore tra un uomo con l'indole del combattente anarchico, al di sopra della società, e la sua ragazza. Lui, nonostante non sia ricco, possiede bellezza, carisma e un grande senso dell'avventura, oltre a sentirsi in diritto di avere la ragazza che ama, mentre la madre di lei fa di tutto per separarli. Perfino la giacca di pelle di serpente che porta addosso per tutto il film, e che a chiunque incontri spiega essere il segno della sua individualità e della sua fede nella libertà personale, era la giacca vera di Nicolas Cage, che chiese a Lynch se poteva indossarla e se la vide riscrivere dentro i dialoghi. D'altra parte la protagonista, che ha sedotto tutti gli spettatori negli anni, è una bellissima fanciulla bionda che mantiene dolcezza e caparbietà restando sempre fresca, intrigante e sensuale anche nei momenti peggiori di nausea o di violenza subita. La madre che vuole separarli è interpretata da sua madre anche nella vita, Diane Ladd, che per quella parte fu candidata all'Oscar. L'amore tra i due regge a qualsiasi sfida, al punto che quando lei passa una giornata intera in una stanza di motel con il proprio vomito per terra, lui sente la puzza e non gli viene in mente di farne una questione. E arriva a un epilogo sofferto ma tutto sommato positivo in cui l'incanto promette un prosieguo. Quel finale è un'invenzione di Lynch, che trovava troppo deprimente quello del romanzo di Barry Gifford, dove i due si separano; chiese all'autore il permesso di cambiarlo e si sentì rispondere che nel seguito che stava scrivendo i due tornavano insieme e invecchiavano insieme. Questa è una delle favole di David Lynch più romantiche e meglio riuscite, che miscelano alla perfezione sentimento e azione non mancando dei classici tratti sognanti sempre ai limiti della surrealtà, con Il mago di Oz che affiora di continuo, fino alla fata buona che compare sopra la strada. Non tutti la pensavano così all'epoca. Alle proiezioni di prova ottanta persone abbandonarono la sala, e alla seconda ne uscirono cento, sempre nello stesso punto. A Cannes, nel 1990, la giuria presieduta da Bertolucci gli diede la Palma d'oro tra applausi e fischi, con Roger Ebert in prima fila tra quelli che fischiavano. La potenza di questo film visto in Piazza Grande mi fa pensare al fatto che, se il pubblico fosse tutto come me, vorrebbe vedere solo film di questo genere e che, se ci fossero solo film di questa portata, in qualche modo potente, eroica ed erotica, la piazza diventerebbe, almeno durante il festival, un luogo consacrato a un'energia specifica. Qualcosa del genere era già successo, perché Wild at Heart era stato proiettato in Piazza Grande anche nel 1990, appena uscito, e quella sera aveva richiamato diecimilacinquecento spettatori, il record di pubblico di quell'edizione. Purtroppo non è così, perché la piazza, essendo il luogo principale della manifestazione, deve includere anche film che vengono mostrati per un diverso tipo di gusto o per ragioni organizzative. Quella notte comunque già sapevo che sarebbe stato l'apice come proiezione e me la sono goduta fino in fondo, contento anche che fosse una seconda visione per avere una certa privacy, nei posti in cui mi sono seduto con Nicola alla mia sinistra e Valeria alla mia destra, anch'essi immersi nel film quanto me.