The Virgin Suicides
Love Story
Lux è la più magnetica delle cinque sorelle Lisbon, recluse dai genitori cattolici in un sobborgo del Michigan; Trip è il bello della scuola, abituato a ottenere tutto. La porta al ballo di fine anno, la conquista e l'abbandona all'alba sul campo da football. Da lì la casa si sigilla.
Tratto daThe Virgin SuicidesdiJeffrey Eugenides
The Virgin Suicides - Recensione
Ciò che rimane dopo aver guardato le sorelle che si annoiano in questo film è una sensazione di aver vissuto una storia in cui, con poco, si sarebbe potuto sostituire il dramma con una graziosa, vivace commedia familiare. Il problema, come spesso accade, sono le idee incancrenite dei genitori, che, senza poterlo capire, come invece risulta ovvio allo spettatore, uccidono lentamente il destino delle figlie, fin dalla più piccola, dopo averle allevate ed educate con tanti sacrifici, tranne il sacrificio più duro, quello delle proprie illusioni. A interpretarli sono James Woods e Kathleen Turner, con Danny DeVito nel ruolo del medico. È un film in cui l'amore compare come un lampo, che accende un fuoco pericoloso. La pericolosità del fuoco è data da un disagio prolungato e una mancanza di prospettive vitali, perché appunto castrate dai genitori. Il vero amore è quello che tenta di superare anche la morte nel ricordo di chi, impotente come chi guarda il film, ha osservato la casa in cui le cinque protagoniste sono vittime della loro stessa origine, imprigionate in un metaforico vestito azzurro da principesse della malinconia. Il romanzo di Jeffrey Eugenides del 1993 è narrato da un noi collettivo, il gruppo di ragazzi del quartiere diventati uomini che a distanza di decenni continuano a rimuginare su quella casa, e Coppola ha conservato quel dispositivo facendone la voce fuori campo del film, quella di un narratore che non si vede mai e parla al plurale per tutti loro. Non manca la comicità di alcune scene, che riesce a fare intelligentemente da contrasto al morbo del lutto latente in tutto il film. Il romanzo è costruito sullo stesso impasto continuo di comico e luttuoso, e Coppola l'ha conservato invece di scegliere un registro solo. La grazia e la bellezza naturale delle fanciulle viene sconfitta dalle disgrazie che essa stessa sembra aver evocato, dato che è la clausura a dare a quelle ragazze l'aura verginea, quasi mariana, che le distingue dalle coetanee più mondane, e quell'aura richiama su di loro attenzioni che stringono ancora la sorveglianza. La ricchezza della gioia immaginata e per pochi attimi gustata diventa il ritmo stesso e la dinamicità del film, per mezzo dei bravi o cattivi ragazzi che fatalmente sono sedotti, principalmente da Lux, la più bella e stregata del gruppo delle vergini suicide, interpretata da Kirsten Dunst. Nel montaggio compaiono fotografie ferme e collage, messi lì apposta per rendere il fantasticare adolescenziale. Le canzoni mescolano gli anni Settanta a un gruppo canadese degli anni Novanta, gli Sloan, così che sotto l'ambientazione d'epoca resti un'aria contemporanea. Le musiche originali sono degli Air, che Coppola ascoltava mentre scriveva, e uscirono a parte in un disco poi candidato ai Brit Awards. È l'esordio alla regia di Sofia Coppola. Il progetto era già stato approvato altrove e una sceneggiatura esisteva, scritta da Nick Gomez, che però non convinceva la società proprietaria dei diritti. Lei, che amava il romanzo, scrisse la propria versione senza che nessuno gliela avesse commissionata, e quando i diritti scaddero la presentò ai produttori e si prese il film. Girato in un mese circa a Toronto, che sostituisce la periferia di Detroit, con sei milioni di dollari, prodotto da suo padre per la American Zoetrope, con suo fratello Roman come regista della seconda unità e sua madre Eleanor a filmare il documentario sulla lavorazione. Per l'aspetto delle case si ispirò alle fotografie che Takashi Homma aveva scattato nelle periferie giapponesi, dicendo di essere sempre stata colpita dalla bellezza dei dettagli banali, e che la periferia è esattamente quello. Presentato a Cannes nel maggio del 1999 alla Quinzaine des Réalisateurs, uscì negli Stati Uniti quasi un anno dopo.