1995

·

Gregg Araki

·IMDb·Letterboxd

The Doom Generation

Love Story

Amy e Jordan sono fidanzati adolescenti persi nella notte americana; Xavier è il vagabondo pieno di lividi che raccolgono per strada. Da quando una sosta al minimarket finisce con un commesso decapitato, la fuga scivola tra motel, sesso a turni e psicopatici: ogni conto segna 6,66 dollari.

The Doom Generation - Recensione

Un film la cui sceneggiatura è forse un po' limitata, non si fanno grandi discorsoni filosofici. Ricorre un gergo volgare, schietto, immediato, come la parola FUCK. È il secondo capitolo della Teenage Apocalypse Trilogy di Gregg Araki, tra Totally Fucked Up del 1993 e Nowhere del 1997, e uscì senza classificazione MPAA, cosa che di fatto lo rese vietato ai minori di diciotto anni. Per intercettare comunque il suo pubblico girò con il Lollapalooza e con una colonna sonora che metteva insieme Nine Inch Nails, Porno for Pyros e Jesus and Mary Chain. Un film in un certo senso frenetico e surreale, dove l'innocenza si mischia alla perversione, dove il crimine si mischia alla banalità di una routine d'avventura dove tutto accade alla giornata. Quel surreale è deliberato e per la prima volta pagato: con ottocentomila dollari, il primo budget vero della sua carriera, Araki poté costruire luci e scenografie apertamente artificiali per tenere tutto un passo fuori dalla realtà. Ne incassò meno di trecentomila. Le scene di sesso sono ben distribuite durante tutto il film e diventano in un senso centrali nel caratterizzare i tre protagonisti e in particolare lei, che sembra aver avuto storie con tanti uomini diversi... Tutti ossessionati dopo che li ha lasciati. Eppure lei sembra fedele al ragazzo dagli occhioni dolci che le perdona tutto, co-protagonista. È il primo ruolo da protagonista di Rose McGowan. Ho dato solo 3 stelle e mezzo perchè è un film di quelli che si dimenticano facilmente, nonostante tutto... Almeno io l'ho visto due settimane fa e mi restano solo alcuni frammenti. Forse è proprio la natura della regia, o della trama frammentaria, a renderlo così immediato, ma focoso. Va detto che per trent'anni in giro c'è stata una versione che Araki disconosceva, mai messa in formato panoramico come si deve, con colore e suono che non gli piacevano e con scene tagliate; solo nel 2023 ne ha supervisionato il restauro in 4K rimettendo dentro quello che mancava. Ha comunque un certo potere in quanto crime drama queer dark e adolescenziale, consiglio di vederlo almeno una volta. Il paradosso è che Araki lo firmò come "un film eterosessuale di Gregg Araki", per prendere in giro un produttore che dopo il suo film precedente gli aveva detto che se ne avesse girato uno eterosessuale gli avrebbe trovato più soldi.