Napoleon Dynamite
Love Story
Napoleon è un liceale goffo di una cittadina dell'Idaho; Deb, timida, vende ritratti e cianfrusaglie per pagarsi il college. Lui le fa un complimento sulle maniche a sbuffo del vestito. Al ballo lei va con Pedro, che poi la cede a Napoleon per un ballo: un amore tenero e impacciato.
Napoleon Dynamite - Recensione
Un nome una garanzia. Questo napoleone ridicolo presenta una grande forza che potrebbero condividere tutti coloro che hanno una follia tale da lasciar andare il super io, almeno in certe situazioni, almeno per certe clamorose uscite, complice un linguaggio semplice e diretto! I rapporti in famiglia del protagonista sono fuori dagli schemi e gli permettono di costruirsi un'identità assolutamente estraniata da ogni logica comune. Quella famiglia e quel paese esistono. Jared Hess, al suo primo film, ha girato a Preston, nell'Idaho, dove è cresciuto insieme a cinque fratelli in una piccola casa di campagna, lavorando all'allevamento di galline del posto e portando i doposci fino a primavera inoltrata. Napoleon è l'anti-eroe della cerchia che frequenta per forza, quella della scuola, ma è l'eroe della propria sopravvivenza, l'eroe di se stesso di fronte ad un abisso di incomprensioni che avrebbero potuto portare all'annichilimento totale dell'io. Nel 1997 quello stesso Hess venne eletto rappresentante degli studenti del liceo di Preston presentandosi con uno sketch. Napoleon combatte, ancor prima che con i mezzi retorici ridotti all'essenziale, attraverso una comunicazione fatta di verticalità. La sua magra altezza sembra non ondeggiare nei momenti più tempestosi, ergersi eretta come un monito che non minaccia, che non presagisce. Come un affronto costante al destino avverso, come un nuotare controcorrente, il nostro eroe dell'individualità si fa strada nonostante tutto in un percorso che gli permette di amare, a modo suo, di conquistare, a modo suo e di farsi valere… Per quello che è veramente. Con questo non voglio dire che il film cerchi un lieto fine convenzionale, anzi. La tematica dell'underdog non ci abbandona dall'inizio alla fine, e la vittoria che arriva alla fine non cambia nulla della sua condizione. Però un certo cinismo permette di identificarsi volentieri con il protagonista, perchè le sue battaglie, per quanto ridicole, promettono sempre in qualche modo di vederlo vincitore, perchè non crolla, non si lamenta, sembra anzi non vedere quel che attorno a lui sembra dirgli che non ha nessuna possibilità, che ha già fallito per essere quello che tutti vedono, un caso umano, un reietto. Una ragazza si innamora di lui ed è proprio questo filo contorto di un innamoramento e della sua evoluzione che dà una nota di colore, una nota di speranza alle vicende altrimenti goffe quanto politiche, di emarginazione e rivalsa «contro i mulini a vento», dove appunto il coraggio sembra emergere dal miraggio di un'immaginazione ossessiva che non permette di vedere il reale nella sua desolante impietosa concretezza. Il film nasce da un cortometraggio di nove minuti in bianco e nero, Peluca, girato in due giorni con meno di cinquecento dollari come compito universitario alla BYU, dove il regista Jared Hess aveva conosciuto Jon Heder, che in quel corto interpretava già il personaggio destinato a diventare Napoleon. Un produttore, Jeremy Coon, lo vide a un festival e convinse Hess a lasciare gli studi e a farne un lungometraggio. Una direttrice del casting gli consigliò di affidare la parte a Jake Gyllenhaal, che era già un nome, e lui preferì tenersi Heder, che non lo conosceva nessuno. Ventidue giorni di riprese in piena estate, duecentomila dollari per girarlo e quattrocentomila contando la postproduzione, buona parte delle parti affidate ad amici e compaesani, con la gente di Preston che ospitava e sfamava la troupe. Heder fu pagato mille dollari in tutto, circa quarantacinque al giorno, e rinegoziò il contratto per una percentuale sugli incassi soltanto quando il film diventò un fenomeno, arrivando a quarantasei milioni. Alla prima al Sundance nel gennaio del 2004 si scatenò una gara tra due case di distribuzione, chiusa in quarantotto ore attorno ai tre milioni. E il ballo finale, quello che poi tutti avrebbero rifatto ai matrimoni, è costato tre riprese in tutto. Un film che tutto sommato trasmette allegria, insieme a una grinta e una buona dose di cinismo che piacerà soprattutto agli amanti del genere!