Boyhood
Love Story
Mason cresce sullo schermo lungo dodici anni di riprese reali, figlio di divorziati in Texas; Sheena è la compagna di liceo degli ultimi capitoli. Si avvicinano tra camere oscure e chiacchiere notturne in auto. Lei lo lascia per un ragazzo del college e tutto finisce prima del diploma.
Boyhood - Recensione
Wow, appena finito... Non si può dire che queste 3 ore siano volate, il film è davvero lungo. Ma avrei apprezzato fosse durato anche un'ora in più... Anzi poteva continuare ad oltranza con una serie e l'avrei guardato. È di Richard Linklater, lo stesso di Dazed and Confused. I due film sono i poli opposti del suo modo di trattare il tempo, là un solo giorno dilatato fino a farlo diventare un'epoca, qui dodici anni compressi in una sera. I fatti che accadono sono abbastanza normali, nessun amore folle, nessuna sparatoria, nessuna rapina, nessuna uccisione turpe... Eppure le 3 ore reggono eccome! E merita 4 stelle. Perchè è un film che mostra uno spaccato di società americana in maniera molto realistica, con la povertà della classe medio-bassa che resta sui binari tracciati da una madre consapevole di cosa sia il bene per i suoi figli, almeno in termini profani, senza scivolare nel deragliamento totale con droga ecc. Il protagonista è il ragazzo, la coprotagonista sua sorella di un anno o due più grande, poi ci sono la madre, il padre, i nuovi mariti della madre, e tanti altri personaggi che formano una costellazione dal sapore 2014, annata in cui anch'io avevo più o meno la loro età.. Età che hanno alla fine del film i protagonisti in realtà, perchè durante tutto lo svolgimento della storia l'età cambia. Infatti ci sono voluti dodici anni per girarlo, dal 2002 al 2013, mantenendo attivi gli attori per tutti quegli anni.. Un'impresa non da poco! E il modo in cui ci è riuscito è la parte più sorprendente della vicenda. In California è illegale vincolare qualcuno con un contratto di lavoro che superi i sette anni, quindi non è mai esistito nessun contratto. Il film si è retto su una stretta di mano, e ogni anno bisognava semplicemente che tutti avessero ancora voglia di ritrovarsi. Ethan Hawke lo ha definito un atto di fede, dice che era una faccenda del tipo ci vediamo mercoledì e andiamo avanti con il progetto. IFC metteva circa duecentomila dollari l'anno, sempre senza contratto, e Linklater riuniva cast e troupe per tre o quattro giorni all'anno; alla fine, sommando tutto, il film è stato girato in trentanove giorni di riprese distribuiti su tutto l'arco, più un blocco più lungo alla fine per chiudere. La sorella è interpretata dalla figlia del regista, Lorelei, e Patricia Arquette per metà del periodo era impegnata in una serie, ritagliandosi ogni anno qualche giorno in Texas; per quel ruolo ha poi vinto l'Oscar come attrice non protagonista. Il titolo, fino a poco prima dell'uscita, era 12 Years, cambiato per non confondersi con 12 Years a Slave. Linklater non fece mai vedere al ragazzo un solo fotogramma del girato, perché sapersi guardare gli avrebbe cambiato il modo di recitare, e Ellar Coltrane si è visto sullo schermo per la prima volta soltanto a film finito, a diciannove anni. Ha raccontato che quella prima visione è stata brutale. Mentre scorreva non sentiva quasi niente, come anestetizzato dal vedere la propria infanzia srotolarsi davanti, e si è messo a piangere solo quando sono partiti i titoli di coda. Dice che il personaggio è diverso da lui, però sullo schermo ci sono direttamente le sue emozioni, e che rivedendolo si sente risucchiato dentro quei sentimenti. Ha anche detto che quel film se lo rivedrà per tutta la vita, e che già a pochi mesi di distanza lo sentiva in modo diverso, senza riuscire a immaginare cosa sarebbe stato guardarlo dieci anni dopo, da adulto. Un film emozionante perchè riesce a farci sentire la purezza e la speranza del protagonista soltanto all'inizio, poi viene turbata, si vela... ma alla fine, dopo tutte le cose trascorse, la vita sembra sorridergli di nuovo per il meglio, incantandoci nell'immaginare le possibilità di sviluppo che lo attendono.